Un'eruzione vesuviana di 4000 anni fa

Gli abitanti dei villaggi, terrorizzati dalla gigantesca colonna di
fumo avvolta da lampi che sfrecciavano al cielo, dai bagliori
intorno al cratere del vulcano e dai boati assordanti, erano del
tutto disorientati dal cielo oscurato come a notte fonda. Un uomo e
una donna, sopraffatti dalla stanchezza per il fuggifuggi interrotto
da continue cadute sulla spessa coltre di pomici nella quale
sprofondavano ad ogni passo, si adagiarono al suolo. Invano
tentarono di proteggersi con le mani sul volto dal violento
bombardamento di pomici e frammenti lavici.
I loro corpi, come quelli degli altri abitanti del villaggio, furono
seppelliti in poche ore da circa 70 cm. di lapilli. Così sarebbe
apparsa a un ipotetico osservatore la catastrofica eruzione detta
delle Pomici di Avellino, la penultima di sei eruzioni pliniane
prodotte dal Somma-Vesuvio in circa 25.000 anni, che, un giorno tra
il 1880 e il 1680 a.C., pose fine alla cultura degli abitanti di
Palma Campania.
Il ritrovamento, presso San Paolo Belsito nel 1970, degli scheletri
dell'uomo e della donna menzionati e i risultati degli studi
compiuti su di esso costituiscono il nocciolo della mostra
napoletana promossa dal Centro Musei delle Scienze Naturali -
Università degli Studi di Napoli "Federico II", in collaborazione
con la Soprintendenza Archeologica per le Province di Napoli e
Caserta, e allestita fino al 20 aprile 2000 presso il Museo di
Antropologia dell'Università di Napoli, via Mezzocannone 8. Come è
spiegato nel catalogo della mostra, curato dal prof. Francesco
Fedele, direttore del Museo di Antropologia, e dall'antropologo Pier
Paolo Petrone, l'eruzione vesuviana di 4000 anni fa è degna di
attenzione perché si erge come una vera e propria linea di confine
tra le fasi prime e intermedie dell'età del bronzo in Campania e per
l'impatto che ha avuto sull'ambiente. Nella mostra sono
accuratamente illustrate le varie fasi dell'eruzione, da quando la
gigantesca colonna di gas e di particelle vulcaniche si stabilizzò
nella stratosfera a 36 Km di quota fin quando precipitò, sottoforma
di cenere, lapilli e flussi piroclastici, nel Nolano, tra Avellino e
Benevento. Una simile ricostruzione coordinata dei reperti
archeologici, storia vulcanica e mutamenti paleo-ambientali in un
paesaggio fortemente esposto a rischi naturali rappresenta uno dei
più interessanti risultati della ricerca recente nell'Italia
meridionale, soprattutto per la comprensione dell'età del bronzo. La
donna ritrovata, di cui sono esposti un calco dello scheletro, il
cranio, l'incudine e il martello, l'osso iliaco e gli ossicini
volitivi, robusta e non molto alta, aveva circa 21 anni e aveva
messo al mondo un bel numero di figli, come si rileva dagli
indicatori sul bacino. L'uomo, di cui sono in mostra i denti, la
tibia sinistra e un dito del piede, era robusto e muscoloso, alto un
metro e settanta, di età compresa tra i 40 e i 50 anni. I loro
frammenti ossei hanno rivelato particolari importanti, presentati
alla mostra, sulle abitudini alimentari, le attività artigianali, la
condizione emotiva, i caratteri genetici (evidenziati dalle analisi
del DNA), le abitudini fisiologiche, le malattie, e altro ancora,
delle due vittime. Si sa, per esempio, che l'uomo soffriva di
artrite al ginocchio e al piede e di rachitismo, e che entrambi gli
individui avevano evidentemente attraversato periodi di stress più o
meno acuto durante i primi anni di vita fino all'adolescenza. I
frammenti di vasi di terracotta della merce comune di Palma Campania
e di manufatti di ceramica, esposti alla mostra, suggeriscono che
nelle vicinanze del ritrovamento esisteva un insediamento della
cultura di quel posto, sulla quale si è saputo molto di più in
seguito ai recenti scavi, presso Palma Campania, di una superficie
di 4500 metri quadrati, con campi arati, impronte animali e tracce
del passaggio di veicoli muniti di ruote. Attualmente si conoscono
circa quaranta siti di questa cultura nella regione, sebbene finora
non sia stato ancora portato alla luce nessun villaggio e le
testimonianze dei riti funebri siano ancora molto scarse. Tuttavia,
in base alle testimonianze disponibili, la mostra fornisce mediante
schede e didascalie illuminanti informazioni dettagliate
sull'economia di Palma Campania nel II millennio a.C. e sui metodi
di scavo e conservazione dei reperti.
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