l'eruzione del 1944
Da una testimonianza dell'ufficiale dei servizi segreti
inglesi, Norman Lewis, (Naples '44, Eland Books, 1978), a Napoli in
quei giorni:

19 marzo: Oggi il Vesuvio ha eruttato. E' stato lo spettacolo
più maestoso e terribile che abbia mai visto (...). Il fumo dal
cratere saliva lentamente in volute che sembravano solide. Si
espandeva così lentamente che non si vedeva segno di movimento nella
nube che la sera sarà stata alta 30 o 40 mila piedi e si espandeva
per molte miglia. (...)
Di notte fiumi di lava cominciarono a scendere lungo i fianchi della
montagna. (...) Periodicamente il cratere scaricava nel cielo
serpenti di fuoco rosso sangue che pulsavano con riflessi di lampi.
(...)
22 Marzo (...) In seguito alle notizie che San Sebastiano
stava per essere spazzata via dal corso della lava e che Cercola era
minacciata, sono stato mandato per fare un rapporto su quanto
avveniva. (...)
Io ero proprio sotto la grande nube grigia piena di rigonfiamenti e
protuberanze come un colossale pulsante cervello. Raggiunta S.
Sebastiano, sembrava incredibile che tutta quella gente potesse aver
voluto vivere in tal posto. La città era costruita all'estremità di
una lingua di terra fin ad ora risparmiata dal vulcano, ma
completamente circondata dai tremendi campi di lava lasciati
dall'eruzione del 1872, anzi proprio in una valle fra di esse.(...)
Qui, in mezzo a questa "terra di nessuno" del vulcano, qualsiasi
dilettante avrebbe predetto la distruzione della città con
matematica certezza, ma apparentemente nessun cittadino di S.
Sebastiano ne avrebbe mai ammessa la possibilità. Il legame con la
città è una questione di fede religiosa. Gli edifici sono stati
costruiti solidamente per resistere nei secoli (...) Tutte le
finestre guardano ad ovest, alle verdi vallate verso Napoli, e le
case hanno il retro verso il grigio, eterno cono del vulcano (...).
All'ora del mio arrivo la lava stava scivolando tranquillamente
lungo la strada principale e, a circa 50 iarde dal fronte di questa
massa debordante, una folla di diverse centinaia di persone, per la
maggioranza vestite di nero, era inginocchiata in preghiera (...).
Di tanto in tanto un cittadino più arrabbiato afferrava uno
stendardo religioso e lo agitava con furia verso il muro di lava,
come a scacciare gli spiriti maligni dell'eruzione. (...)
Una casa lentamente aggirata e poi sovrastata dalla lava scomparve
intatta dalla vista e seguì un debole, distante scricchiolio mentre
la lava cominciava ad inghiottirla. (...) Un certo numero di persone
reggeva, a fronteggiare l'eruzione, immagini sante e statue fra cui
quella dello stesso S. Sebastiano; ma in un lato della strada notai,
con molte persone, la presenza di un'altra statua coperta da un
lenzuolo bianco (...).
Questa era l'immagine di S. Gennaro contrabbandata da Napoli nella
speranza che essa potesse essere di utilità se tutte le altre
avessero fallito. Era stata coperta col lenzuolo per evitare
un'offesa alla confraternita di S. Sebastiano e al santo stesso che
si sarebbe potuto risentire di questa intrusione nel suo territorio.
S. Gennaro sarebbe stato portato all'aperto solo come ultima
risorsa. (...) Il carabiniere non pensava che questo sarebbe stato
necessario, in quanto gli era chiaro che la colata di lava stava
rallentando."
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